Una certa età

L’ultimo  libro di Andreoli, dedicato all’anzianità, inventa un nuovo termine : il bendessere

Vittorino Andreoli, psichiatra di fama mondiale, scrutatore di più aspetti della mente umana, sposato da cinquant’anni con una psicoanalista freudiana, padre di tre figlie e nonno di cinque nipoti, racconta e analizza una delle età più belle della vita, se uno sa coglierne le sfumature. In Una certa età, egli riflette sul ruolo dell’anzianità nell’era post moderna. 

Il ruolo dell’anziano

Corriamo un grave rischio: non comprendere gli aspetti positivi di ogni trasformazione a partire dalla bellezza di invecchiare. E ci racconta la vecchiaia come capitolo originale dell’esistenza e non come un’età malata. «Chi ha danzato a lungo con il tempo ha maggiori possibilità di sperimentare la gioia e considerare il piacere. Il piacere si lega alla tenerezza, a una nuova intimità, alla lentezza di un gioco che impegna tutto il corpo e che si fa sempre più creativo».

In definitiva, Andreoli sostiene che solo recuperando il ruolo cruciale di quella “certa età”, possiamo addirittura iniziare a riparare la società in cui viviamo, e aggiunge un nuovo termine, il “bendessere“, per sostituire i concetti meccanici di salute e malattia e vorrebbe che rappresentasse una rivolta scientifica per sconfiggere una concezione antica del termine “vecchio”. 

Lo scorrere del tempo

Ci fa capire quanto può essere diverso, da persona a persona, lo scorrere del tempo: «Esiste un tempo cronologico e uno mentale. Il primo è meccanico: in questa espressione è implicata una monotonia fastidiosa, come il rumore d’estate delle cicale. Uno scorrere ossessivo di lancette. Il tempo mentale (o psicologico) si definisce meglio come tempo vissuto. Questo è il tempo dell’esistenza, questa è la dimensione della vita». 

Il sesso

Una parte del libro è dedicata al sesso. Andreoli scrive che ovviamente con il passare degli anni alcune espressioni della sessualità, che rimane il simbolo della vitalità, mutano. «Ciò significa semplicemente che è il tempo per scoprire e sperimentare una sessualità adeguata alla nuova condizione. Occorre indirizzarsi a una relazione sessuale che tenga conto della realtà e si accorga che l’amore non è legato a una formula, ma può esprimersi in forme, in giochi, in fantasie che realizzano questo bisogno senza riferimenti a modalità passate».

Vittorino Andreoli, Ed. Solferino, Saggio.

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